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Veio
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mwdgVeio (in latino mwdwVeii, in etrusco mweaVei) fu un'importante mweqcittà etrusca, situata nel centro della penisola italiana le cui rovine sono situate presso il borgo medievale di mwegIsola Farnese, circa 15mwew km a N-O di mwfaRoma, all'interno dei confini del mwfqParco regionale di Veio nella mwfgValle del Tevere. Sorta non lontano dalla riva destra del mwfwTevere durante il mwgaX secolo a.C., entrò fin dall'mwgqVIII secolo a.C. in competizione con Roma per il controllo dei mwggmwgwseptem pagi e delle saline alla foce del fiume (mwhamwhqcampus salinarum), da cui dipendeva parte della sua prosperità. Fu conquistata dai Romani dopo un lungo assedio all'inizio del mwhgIV secolo a.C. (data tradizionale: 396 a.C.), rifondata come colonia romana durante il mwhwI secolo a.C. e trasformata in mwiamunicipio da mwiqAugusto (mwigMunicipium Augustum Veiens). L'estensione e l'importanza della città romana furono tuttavia assai minori rispetto al periodo etrusco. Fu definitivamente abbandonata, in base a quanto suggerito dai dati archeologici ed epigrafici, durante il mwiwIV secolo d.C.
Definita mwjqpulcherrima urbs ("città splendida") dallo storico latino mwjgTito Liviocite-ref-1[1], considerata da mwkwDionigi "la più potente città dei Tirreni" al tempo di mwlaRomolo e "grande quanto mwlqAtene"cite-ref-2[2], fu tra i maggiori centri politici e culturali dell'Italia centrale in particolare tra il mwmgVII ed il mwmwVI secolo a.C. e con mwnaCaere (Cerveteri) la più popolosa città dell'mwnqEtruria meridionale. Sede di fiorenti botteghe artigiane già in mwngepoca orientalizzante, sviluppò durante l'mwnwetà arcaica una rinomata scuola di coroplastica (scultura in mwoaterracotta) il cui più celebre esponente fu l'etrusco mwoqVulca, chiamato a realizzare le sculture mwogacroteriali del mwowTempio di Giove Capitolino a Roma. Stando alle attuali conoscenze archeologiche fu anche la città che introdusse in Italia l'uso di decorare con pitture le pareti delle tombe a camera: la Tomba dei Leoni Ruggenti (circa 690 a.C.) e la Tomba delle Anatre (circa 670 a.C.), rinvenute nelle necropoli poste attorno all'altopiano, sono considerati gli esempi più antichi dell'intera penisolacite-ref-3[3].
L'area della città antica riveste oggi grande interesse storico e naturalistico ed è oggetto di indagini archeologiche da parte di istituzioni sia italiane che estere. Il fascino dei luoghi l'ha resa inoltre meta di escursioni da parte di turisti e cittadini romani, in particolare durante i giorni festivi.
Contents
• Il sito
• Storia
• Note
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Il sito
L'area archeologica è situata nel territorio nord-occidentale del comune di mwtaRoma (mwtqXV municipio), a circa 15mwtg km di distanza dal centro e non lontano dal confine con il comune di mwtwFormello. La legge regionale n. 29 del 1997 ha istituito il mwuaParco regionale di Veio con lo scopo di preservare l'ambiente naturale dell'area della città antica e di altri territori confinanti posti lungo la riva destra del mwuqTevere. Malgrado la carenza della segnaletica stradale, il sito archeologico è comodamente raggiungibile dalla Capitale tramite la mwugvia Cassia (svolta a destra in via dell'Isola Farnese presso la frazione di mwuwLa Storta) o la mwvavia Cassia Veientana (uscita Formello, poi via Formellese in direzione La Storta, svolta a sinistra in via dell'Isola Farnese). L'accesso per i visitatori avviene di norma dal parcheggio a valle del borgo di mwvqIsola Farnese, da cui si raggiungono agevolmente le rovine del mwvgsantuario di Portonaccio.
La città antica si estendeva su un mwyqaltopiano di forma vagamente triangolare con una superficie di circa 190 ettari (1,9mwyg kmmwyw2), delimitato a sud dal Fosso Piordo (o Fosso dei Due Fossi) e a nord dal Torrente Valchetta (anche noto come Valca, Varca o Fosso di Formello), identificato con l'antico fiume mwzaCremera. Oggi poco più che un ruscello, il Cremera aveva in antico una portata d'acqua lievemente maggiore in quanto emissario del mwzqLago di Baccano, originariamente sito nell'omonima valle e prosciugato nel XIX secolo (si veda in proposito la mwzgMappa della Campagna mwzwromana di mwaaEufrosino della Volpaia del 1547). Presso il punto più a nord del pianoro il percorso del fiume fu alterato mediante un'importante opera di ingegneria idraulica, realizzata in un'epoca imprecisata (ma presumibilmente piuttosto antica): il cosiddetto mwaqPonte Sodo altro non è che una galleria artificiale etrusca della lunghezza di circa 70 m per 3 m di larghezza, scavata nella roccia al fine di canalizzare il percorso delle acque del Cremeracite-ref-4[4]; con tale opera fu evitato il pericolo di inondazione causato da un'ampia ansa naturale del fiume (che fu così aggirata) e si garantì un più comodo attraversamento del corso d'acqua in corrispondenza di una delle porte della città (creando di fatto un "ponte di roccia")cite-ref-5[5]. Il peculiare fascino dell’opera la rende una delle principali attrazioni del luogo. Poco più a valle del fiume s'incontrano i resti della strada romana che usciva dalla città in direzione di mwcgCapena e, ancora oltre, le rovine di un impianto termale romano di mwcwetà augustea o mwdatiberiana (i mwdqBagni della Regina), sorto in corrispondenza di una sorgente di acque termali calde. Il più piccolo Fosso Piordo, che lambisce la città sul lato meridionale separando il pianoro di Veio dall'altura di Isola Farnese, forma in prossimità di un vecchio mulino (attivo fino alla metà del XX secolo) la mwdgCascata della Mola: da qui ha inizio generalmente il percorso di visita all'area archeologica.
I bordi scoscesi del pianoro, che in alcuni tratti divengono pareti quasi verticali, costituivano un'ottima difesa naturale a tutela degli abitanti, in particolare in corrispondenza della propaggine meridionale oggi detta mweaPiazza d'Armi: qui, sull'altura che dominava strategicamente il punto di confluenza tra il fiume Cremera e il Fosso Piordo, fu posta l'mweqacropoli della città, la cittadella fortificata in cui erano alcuni dei più antichi templi dell'abitato e che fu protagonista degli ultimi drammatici momenti di vita della Veio etrusca in occasione dell'mwegassedio romano. La città antica era racchiusa da una mwewcinta muraria in mwfaopera quadrata di mwfqtufo, più volte restaurata; alla base le mura avevano uno spessore di oltre 2mwfg m e si assottigliavano verso l'alto, raggiungendo un'altezza stimabile tra i 5 e gli 8mwfw m. Il perimetro della fortificazione supera gli 8mwga km e se ne conservano tuttora alcuni tratti.
Viabilità antica e porte urbiche
La città era collegata a Roma tramite la mwgwvia Veientana e la mwhavia Trionfale. La mwhqvia Cassia transitava (e transita ancora) oltre un chilometro ad ovest del pianoro, poiché al tempo della costruzione della strada dell'antica città etrusca non restavano che sparse rovine e la colonia romana non era stata ancora fondata. Nel tratto in cui la via Veientana scendeva nella valle del Cremera, poco a sud di Piazza d'Armi, è ancora visibile una breve galleria scavata nella roccia dagli Etruschi (oggi detta mwhgArco del Pino) al fine di rendere più agevole il percorso della strada. Da qui la via Veientana proseguiva fino alla base di Piazza d'Armi e piegando a destra saliva alla cittadella (porta a mwhwdypilon) e alla porta meridionale del pianoro di Veio ("Porta Romana"; mwiaCanina, Porta I). Poco più a nord da un varco nelle mura alla base di una tagliata con orientamento S-E ("Porta Fidene"; mwiqCanina, Porta VIII) aveva inizio la strada che attraversava la valle del Cremera in direzione della confluenza del fiume nel Tevere (oggi presso il mwigLabaro) ove, sulla sponda opposta del fiume, raggiungibile con un traghetto, sorgeva la città etrusca di mwiwFidene. Proseguendo in senso antiorario, una strada usciva dalla porta E ("Porta Crustumerium"; mwjaCanina, Porta VII) e costeggiando il Tumulo della Vaccareccia si inoltrava tra le colline in direzione del Tevere e dell'abitato latino di mwjqCrustumerium (Settebagni). Un altro importante percorso si sviluppava dalla porta N-E ("Porta Capena", dal mwjgCanina detta "Porta Spezzeria" o Porta VI) in direzione di mwjwCapena: il tratto di mwkabasolato romano che dall'antico ponte sul Cremera sale all'abitato è ancora visibile e in ottimo stato di conservazione. Una strada connessa ad una porta secondaria correva forse verso nord al di sopra del Ponte Sodo, utilizzabile in caso di piena del Cremera. Dalla porta nord ("Porta Falerii"; mwkqCanina, Porta V) usciva invece la strada per mwkgFalerii (Civita Castellana), capoluogo dei mwkwFalisci. La Porta N-O (oggi vicolo Formellese; mwlaCanina, Porta IV) costituiva uno dei principali accessi alla città e metteva in comunicazione Veio con l'area dei laghi di mwlqBracciano, mwlgMartignano e mwlwBaccano e da qui con il cuore dell'mwmaEtruria (mwmqBlera, mwmgTuscania). Dalla porta ovest ("Porta Caere") prendeva avvio il tracciato che conduceva a mwmwCareiae (Galeria) e mwnaCaere (Cerveteri). La strada per le mwnqsaline alla foce del Tevere cominciava dalla porta S-O ("Porta di Portonaccio"; mwngCanina, Porta III) e collegava la città al mwnwsantuario di Portonaccio alla base del pianoro. Dalla porta S-S-O ("Porta trionfale"; mwoaCanina, Porta II) usciva la mwoqvia Trionfale in direzione del mwogCampidoglio. Altre mwowpostierle erano probabilmente presenti.
Campetti (complesso idrotermale)
Subito al di sopra della Cascata della Mola, in località Campetti presso la porta S-O dell'abitato (cosiddetta "Porta di Portonaccio"), una serie di indagini archeologiche susseguitesi a partire dal 1940 hanno messo in luce un vastissimo complesso termale di età romana (circa 10.000 mmwpg2) connesso allo sfruttamento di acque salutari. La prima occupazione di quest'area del pianoro a fini abitativi risale agli ultimi decenni del IX secolo a.C., come testimoniano le tracce di capanne e i materiali rinvenuti. Dalla fine del VII secolo a.C. si assiste ad una monumentalizzazione dell'area con l'erezione di edifici con muri in opera quadrata di tufo, alcuni a carattere abitativo e altri forse relativi ad un mwpwtemenos (recinto sacro) corredato di edifici cultuali. Al principio del IV secolo, concordemente con la tradizione sulla conquista romana della città, il sito risulta abbandonato. Verso la fine del II secolo a.C. si ha una nuova fase edilizia con la realizzazione di un vasto complesso per il quale la funzione cultuale può essere solo presunta. Dagli ultimi decenni del I secolo a.C. il complesso viene totalmente ristrutturato e ampliato, articolandosi su due livelli separati da un terrazzamento e corredati di ambienti coperti e ampie vasche alimentate da cisterne, elementi che contribuiscono a delineare l'immagine di un grande sanatorio per cure idrotermali. A partire dalla fine del I secolo d.C. il complesso viene nuovamente riorganizzato comprendendo impianti per il riscaldamento dell'acqua. Non sono state rinvenute testimonianze relative al secolo IV e all'inizio del V. Successivamente sulle rovine del complesso si impianta un'abitazione privata che riutilizza parte dei materiali delle fasi precedenti. Per l'alto medioevo è attestata l'esistenza di una calcara.
Macchiagrande-Vignacce (foro romano)
Lo scavo scientifico dell'area centrale del mwsamunicipio romano, già frugato nella prima metà del XIX sec. (quando furono asportate le 11 grandi colonne ioniche ora reimpiegate nel mwsqPalazzo Wedekind a Roma, varie iscrizioni e una statua di mwsgTiberio in trono), è stato avviato nel 1996 da mwswSapienza - Università di Roma e ha riportato alla luce una piazza lastricata (mwtaforum) di 40 × 80 m. La prima fase di occupazione dell'area è stata datata alla metà del IX secolo a.C.: sono stati rinvenuti resti di capanne edificate in materiali deperibili (buche di alloggiamento di pali, fosse, canalette e battuti pavimentali). Verso la metà del VII secolo a.C. una capanna viene demolita e sostituita con un edificio in blocchi di opera quadrata di tufo rosso. Durante il VI secolo a.C. tutte le altre capanne vengono sostituite da strutture in muratura (tufo grigio) di pianta rettangolare e orientate secondo i limiti imposti da una rigida griglia ortogonale che tiene conto della direzione dei principali assi viari. Questo quartiere abitativo è affiancato ad est da un'area cultuale dominata da un maestoso edificio che risale alla seconda metà del VII secolo a.C. corredato di un pozzo rinvenuto ricolmo di frammenti ceramici che giungono fino al V secolo a.C. Tale area di culto viene obliterata solo alla fine del IV secolo a.C. e gli edifici abitativi sembrano mantenersi in vita fino alla metà circa del II secolo a.C. In questo settore della città pertanto la conquista romana non sembra lasciare tracce tangibili. La distruzione delle abitazioni arcaiche comporta l'impianto di una mwtqdomus con atrio e cisterna circondata da un mwtghortus che sopravvive allo stravolgimento della topografia dell'area determinato dalla creazione del mwtwmunicipium augusteo. Si distinguono ora due settori, uno pubblico e uno privato: il primo è rappresentato dalla piazza del foro circondata su tutti i lati da un portico colonnato su cui si affacciano un sacello e altri edifici di carattere pubblico; alle spalle del sacello era collocato un impianto termale. Nel IV secolo d.C. l'intera area è in abbandono e occupata da sepolture; poco dopo viene realizzata una calcara per ottenere calce pregiata dalla cottura dei marmi spoliaticite-ref-6[6].
Piazza d'Armi (acropoli di Veio)
mwvgLa propaggine meridionale dell'altopiano, oggi denominata Piazza d'Armi, separata dal resto del pianoro da una valletta parzialmente artificiale (valicata anticamente da un ponte di legno), costituiva l'mwvwarx (mwwaacropoli) della città, il luogo maggiormente difeso in cui erano collocati i più vetusti edifici sacri della comunità (attualmente in fase di esplorazione da parte di mwwqSapienza - Università di Roma). Gli scavi qui condotti a partire dal 1996 hanno messo in luce una prima fase di occupazione, risalente al IX secolo a.C. ed estesa fino alla metà circa del VII secolo a.C., contraddistinta da gruppi di abitazioni sparse (capanne a pianta circolare con tetto conico sorretto da palo centrale o a pianta ellittica e fondo ribassato, precedute da un avancorpo - una porta o una tettoia - e con la copertura impostata sul muro perimetrale fatto di terra e scaglie di tufo); degna di nota la presenza nell'abitato - in deroga al divieto assoluto di seppellire i morti all'interno dello spazio urbano - di una sepoltura pertinente ad un maschio inumato di circa 25-30 anni (datazione delle ossa al mwwgradiocarbonio: 940-810 a.C.), apparentemente sormontata da una piccola capanna a sua volta inserita in una struttura ellittica allungata, interpretabile con buona probabilità come un mwwwheroon, un sacello destinato al culto di un eroe o più verosimilmente del fondatore della città. Nella seconda fase, durante la seconda metà del VII secolo a.C., si assiste all'abbandono della capanna circolare o ellittica in favore di unità abitative quadrangolari impostate all'interno di una maglia ortogonale di vicoli e strade, secondo uno schema razionalmente definito che preannuncia quello mwxaippodameo. Poco prima del termine del VII secolo a.C. (terza fase) l'area indagata manifesta un primo fenomeno di monumentalizzazione che implica la pavimentazione delle strade e l'erezione di edifici a destinazione pubblica e di piccoli templi; si individuano anche abitazioni aristocratiche decorate da terrecotte architettoniche. Alla prima metà del VI secolo a.C. (quarta fase) si data un primo rifacimento della pavimentazione stradale e l'erezione di una imponente cinta muraria che comprende un grande varco a mwxqdypilon (doppia porta) in corrispondenza dell'unico punto di accesso all'acropoli. Le mura vengono ulteriormente rafforzate tra la fine del VI secolo a.C. e gli inizi del secolo successivo (fasi quinta-settima), presumibilmente a causa dell'inasprirsi del conflitto con Roma, liberatasi dal giogo della mwxgmonarchia etrusca; sono localizzate sull'acropoli anche alcune attività artigianali. Dai decenni centrali del V secolo a.C. l'area non mostra tracce di vita e si presume che in quel periodo sia cessata la sua frequentazione. Alla fine del IV secolo a.C. si hanno invece evidenze di uno sfruttamento agricolo del terreno, indizio della completa scomparsa della struttura urbanacite-ref-7[7]. Sull'acropoli è stata rinvenuta un'iscrizione sepolcrale romana (CIL XI, 3840).
Opere idriche
A Veio esisteva un sistema sotterraneo complesso legato alla gestione dell’acqua, fatto di cunicoli che mettevano in comunicazione settori diversi dell’abitato con le aree sacre circostanti, ossia la terrazza del Santuario di Portonaccio e la valle di Cannetaccio con il pianoro dei Campetti, sistema recentemente completamente mappatocite-ref-8[8].
Dentro questa rete si articolavano opere di mw0gcaptazione, raccolta e distribuzione, con pozzi e cisterne per accumulare l’acqua, canalizzazioni per indirizzarla e strutture di drenaggio per lo smaltimento; nel complesso, questo sistema non serviva solo ai bisogni quotidiani, ma contribuiva anche alla solidità della città, perché la rete sotterranea poteva offrire un vantaggio pratico in situazioni critiche, come durante un assedio, quando i passaggi sotterranei avrebbero potuto supportare, oltre che lo stoccaggio dell'acqua, anche il movimento e le comunicazioni tra zone strategiche della cittàcite-ref-9[9].
Nei territori circostanti la città di Veio, e in particolare nella zona di mw2aFormello (il cui nome deriverebbe proprio dalla parola latina mw2qforma,con cui si indicavano gli acquedotti), è stata rinvenuta una vasta rete di mw2gcunicoli idrici, di cui rimangono attualmente circa 50mw2w km complessivi di percorso, tutti realizzati in epoca etrusca e impiegati per favorire un migliore drenaggio dei terreni collinari soprastanti, controllare la portata delle acque torrentizie e per migliorarne la distribuzione nei periodi siccità; per ottenere tali scopi i cunicoli erano associati ad un complesso sistema di chiuse, canalizzazioni, dighe e laghetti artificiali. Particolare rilevanza hanno, tra questi manufatti:
• il mw4gcunicolo degli Olmetti, in località La Selvotta, tuttora funzionante, fuoriesce dal banco tufaceo formando una piccola cascata. A questo era associato un laghetto artificiale ottenuto chiudendo una profonda gola con una diga larga circa 30 metri, di cui restano mw4win situ alcuni blocchi.
• il mw5qcunicolo Formellese, una galleria di circa seicento metri scavata a mano alta circa tre metri e della larghezza di circa un metro che metteva in collegamento il fiume Cremera con il Fosso Piordo.
Secondo il racconto di mw5wTito Livio, fu attraverso i cunicoli sotterranei che si aprivano alla base del pianoro di Veio che Furio Camillo, dopo un assedio durato dieci anni, riuscì a penetrare nella città e a impadronirsene.
Aree extraurbane: il santuario di Portonaccio
Vicino a una sorgente di acqua mw7qsulfurea presso il Fosso Piordo sorge il santuario extraurbano di mw7gPortonaccio, dedicato alla dea Menerva (mw7wMinerva) e probabilmente ad mw8aApollo. Al santuario apparteneva la celebre scultura in mw8qterracotta dell'mw8gApollo di Veio, attribuita allo scultore mw8wVulca, oggi esposta presso il mw9aMuseo nazionale etrusco di Villa Giulia.
Le necropoli
Le colline e le valli che circondano la città furono utilizzate fin dall'epoca della fondazione per ospitare vasti nuclei di sepolture. Numerose necropoli sono state identificate e scavate durante il XIX e il XX secolo, rivelando che già nel IX e nell'VIII secolo a.C. la città aveva raggiunto una popolazione assai consistente. Proseguendo da nord in senso orario esse sono:
• mw-wQuattro fontanili. Situata sull'altura immediatamente a nord della Porta Capena. Scavata inizialmente nel 1838 sotto la direzione di mwaqaLuigi Canina, poi ancora tra il 1963 ed il 1976, quando furono rinvenute circa 2000 tombe in parte gravemente danneggiate dalle arature.
• mwaqiMonte Michele. Situata in una profonda valle scavata da un affluente del Cremera subito all'esterno della Porta Capena. Qui fu rinvenuta nel 1843 la mwaqmTomba Campana, dal nome dello scopritore Giovanni Pietro Campana, databile sulla base dei dipinti e del corredo rinvenuto agli ultimi decenni del VII secolo a.C.; essa aveva forse al di sopra un tumulo di terra. Altre sepolture furono messe in luce nel settore occidentale della collina tra il 1900 e il 1901 dai fratelli Benedetti (corredi al mwaqqMuseo archeologico nazionale di Firenze) e nel settore orientale con gli scavi della Soprintendenza del 1980: durante questa campagna furono individuate 6 tombe a camera datate tra il 670 e la fine del VII secolo a.C., tutte disposte lungo l'antica strada che da Veio raggiungeva mwaquCapena. La tomba n. 5, in particolare, si connotava come una sepoltura principesca per una coppia, un infante e un giovane adulto, contenente, oltre al corredo ceramico e metallico, un carro a 4 ruote e un'urna funeraria bronzea su cui era incisa la rappresentazione del volto di una mwaqyGorgone (o più verosimilmente di un demone funerario caratterizzato in modo analogo alla Gorgone di età classica); l'intero corredo della tomba, databile tra il 670 e il 650 a.C., è esposto al mwaqcMuseo nazionale etrusco di Villa Giulia a Roma.
• mwaqkVaccareccia. Vasta necropoli collocata sulle colline che guardavano la città lungo il lato orientale; scavata da mwaqoRodolfo Lanciani nel 1889 per conto dell'mwaqsimperatrice del Brasile, i materiali sono ora al mwaqwMuseo Pigorini a Roma. La necropoli era dominata dal mwaq0Tumulo della Vaccareccia (vedi sotto); attorno ad esso sepolture di IX e VIII sec. a.C.
• mwaq8Macchia della comunità.
• mwareMonte Campanile.
• mwarmValle la Fata. Unica necropoli veiente collocata in un fondovalle, lungo il Fosso Piordo poco a S-E di Isola Farnese.
• mwaruIsola Farnese.
• mwarcCasalaccio.
• mwarkOliveto grande.
• mwarsPozzuolo.
• mwar0Riserva del bagno. Nota per il rinvenimento della mwar4Tomba delle Anatre, datata verso il 670 a.C. e dipinta con una teoria di anatre policrome.
• mwasaCasale del fosso. Intensamente scavata assieme alla vicina necropoli di Grotta gramiccia tra il 1913 e il 1916 sotto la direzione di Ettore Gabrici e Giuseppe Antonio Colini. Furono portate alla luce complessivamente 1200 tombe a pozzo, a fossa e a camera.
• mwasiGrotta gramiccia. Intensamente scavata assieme alla vicina necropoli di Casale del fosso tra il 1913 e il 1916 sotto la direzione di Ettore Gabrici e Giuseppe Antonio Colini. Furono portate alla luce complessivamente 1200 tombe a pozzo, a fossa e a camera. All'estremità settentrionale della necropoli è stata rinvenuta la mwasmTomba dei Leoni Ruggenti, considerata la più antica tomba dipinta etrusca (datazione verso il 690 a.C.), con eccezionali rappresentazioni di mostri dalle ampie fauci spalancate di aspetto vagamente felino sovrastati da una teoria di volatilicite-ref-10[10].
• mwaskQuarto di campetti. Situata sull'altura a nord-ovest della Porta Falerii. Scavata inizialmente nel 1840 sotto la direzione di mwasoLuigi Canina.
• mwaswPicazzano. Situata sull'altura a nord della Porta Falerii. Scavata inizialmente nel 1841 sotto la direzione di mwas0Luigi Canina.
In aggiunta a queste è nota la presenza nelle alture circostanti la valle del Cremera di alcuni mwas8tumuli di dimensioni talvolta considerevoli, posizionati nei punti di massima visibilità in relazione alla viabilità antica. Alcuni di essi sono stati spianati in età moderna per aumentare la superficie coltivabile. Due sono attestati in località Bamboccio-Torre Vergata, dove transitava la mwatavia Veientana, parzialmente conservata; un altro più vicino alla città era sull'altura immediatamente a sud di Piazza d'Armi presso l'Arco del Pino. Risalendo il corso del Cremera se ne individua uno maestoso sulla destra in località Vacchereccia/Vaccareccia (da cui il nome di Tumulo della Vaccareccia), esplorato nel 1935 e datato dal corredo ceramico verso il 640-630 a.C. Anche la Tomba Campana (620-600 a.C.) aveva forse al di sopra un tumulo. Un altro era in località Grotta Gramiccia. Sulle colline ad occidente della città erano i due Tumuli di Oliveto Grande. Altri tumuli sono più distanti da Veio (Tumulo Pisciacavallo, Tumulo di Monte Oliviero presso via di Santa Cornelia, Tumulo di Olgiata/Monticchio, Tumulo di Monte Aguzzo), forse connessi ad abitati minori o al possesso del territorio da parte di mwategentes aristocratiche. Nel complesso se ne conoscono una dozzina ma non è escluso che nell'antichità il loro numero fosse maggiore. Dai dati di scavo sembrano tutti databili nella seconda metà del VII secolo a.C.
Riti funebri [ 11 ]
Fasi IA-IB (circa 900-820 a.C.)
Per gran parte del IX secolo a.C. il rito funebre esclusivo è costituito dall'mwat4incinerazione: le ceneri sono deposte con il corredo in un ossuario biconico con semplice decorazione geometrica, coperto generalmente da una scodella rovesciata; l'ossuario viene calato in un pozzetto sul fondo del quale sono stati gettati preventivamente alcuni residui carbonizzati del rogo; la cavità viene poi colmata con terra e scaglie di mwat8tufo. In alcune deposizioni maschili la scodella è sostituita da un elmo mwauafittile con apice (questo spesso a sua volta conformato come il tetto di una capanna, a sottolineare il doppio ruolo del defunto, guerriero e mwauemwauipater familias). Il corredo che accompagna il morto in questa fase è molto esiguo se non del tutto assente: solitamente si limita ad un'unica mwaumfibula per i maschi e ad una coppia di fibule accompagnate da una fuseruola per le femmine.
Fasi IC-IIA (circa 820-770 a.C.)
Negli ultimi decenni del IX secolo a.C. i pozzetti sono realizzati secondo tipologie più complesse (con risega, loculo e custodia litica) e si affianca il mwauyrito inumatorio (circa il 10% delle sepolture, percentuale che aumenta gradualmente nel corso dei primi decenni dell'VIII secolo): i defunti inumati vengono deposti all'interno di fosse inizialmente strette e lunghe, tendenti ad allargarsi e ad approfondirsi con il passare del tempo. Nelle incinerazioni i vasi biconici assumono forme più articolate e gli elmi mwaucfittili che coprono alcune sepolture maschili divengono di tipo crestato. Compaiono talvolta i rasoi e i bastoni del comando, costituiti da una verghetta di bronzo decorata con grani d'ambra. Rarissimi i ritrovamenti di armi. In alcune circostanze si nota una continuità topografica tra le sepolture, determinata dalla volontà di accostare più deposizioni relative a membri di una stessa famiglia.
Fasi IIB-IIC (circa 770-725 a.C.)
Nel corso dell'VIII secolo a.C. le inumazioni diventano gradualmente preponderanti (raggiungendo circa il 70% delle attestazioni intorno alla metà del secolo). Compaiono fosse più elaborate con risega e successivamente con loculo laterale per il corredo. Alcune sepolture infantili sono contraddistinte dall'uso di un sarcofago di tufo, calato all'interno della fossa. Nel terzo quarto del secolo alcune fosse con loculo raggiungono grande ampiezza assumendo forme simili ad una pseudo-camera. Dal secondo quarto dell'VIII secolo a.C., le sepolture mostrano inoltre segni evidenti di differenziazione sociale, appena apprezzabile nelle fasi precedenti, e si assiste ad un generale arricchimento quantitativo e qualitativo dei corredi.
Fase IIIA (circa 725 a.C.)
Nei decenni finali dell'VIII secolo un'aristocrazia ormai consolidata fa sfoggio nei corredi di oggetti di prestigio, spesso di origine esotica (giunti in particolare tramite il commercio mwauwfenicio; da qui il nome di età "orientalizzante"), e di fosse dai caratteri monumentali: tra queste ha particolare rilevanza la tomba n. 871 di Casale del Fosso, per un inumato maschile, contigua alla deposizione femminile n. 872.
I corredi delle sepolture delle necropoli mostrano generalmente i segni di una sistematica razzia degli oggetti preziosi attuata in età romana.
Storia
Protostoria e prima età del Ferro
Recenti indagini sul terreno hanno testimoniato una limitata frequentazione dell'area durante la tarda mwaveetà del Bronzo (circa 1200-900 a.C.) e la probabile localizzazione di un abitato sull'altura oggi occupata da mwaviIsola Farnesecite-ref-12[12]. Nel momento di passaggio tra l'età del Bronzo e la prima mwavcetà del Ferro (tra X e IX secolo a.C.) le mutate condizioni socio-economiche o l'instabilità politica, determinate verosimilmente dall'arrivo in Italia di genti straniere, forse mwavgindoeuropee,cite-ref-13[13] spinsero le popolazioni circostanti a cercare forme di maggiore aggregazione: vennero repentinamente abbandonati numerosi villaggi di piccola e media estensione localizzati nelle vicinanze e si avviò un processo di mwav0sinecismo (concentrazione della popolazione) che condusse al rapido accrescimento del numero di residenti sul pianoro di Veio, scelto in conseguenza delle sue qualità strategiche (ottime difese naturali, abbondanza di acqua e di terre coltivabili, relativa vicinanza al mwav4Tevere e al mare). Forse contestualmente fu abbandonato anche il villaggio di mwav8Isola Farnese.
Le ricognizioni di superficie hanno dimostrato che durante il IX e l'VIII secolo a.C. il pianoro ospitava grandi nuclei di capanne a pianta circolare o ellittica, separati gli uni dagli altri e collocati lungo i margini dell'altopiano, verosimilmente allo scopo di controllarne i varchi di accesso garantendo al contempo spazi adeguati per un'agricoltura di sussistenza e l'allevamento sia nelle aree centrali che nei terreni giustapposti tra un "villaggio" e l'altro. Tale modello di insediamento viene generalmente definito un aggregato proto-urbano perché i "villaggi", pur in qualche modo federati, non costituiscono ancora un organismo unitario. Le necropoli di tali abitati erano collocate all'esterno del pianoro, sulle colline al di là del Fosso Piordo e del Valchetta, e solo in minima parte nelle valli alla base dell'altopiano (sepolcreto di Valle la Fata). I sepolcreti mostrano tra loro lievi differenze per quanto concerne i materiali rinvenuti, circostanza che suggerisce la pertinenza di ciascuna necropoli ad uno soltanto dei villaggi posti lungo i margini del pianoro. Una tomba molto antica (mwawedatata al radiocarbonio tra il 940 e l'810 a.C.) è stata individuata all'interno dell'abitato di Piazza d'Armi (in quella che sarà l'acropoli della città), in deroga ai precetti igienici e religiosi che vietavano la presenza di sepolture in abitato, circondata da una duplice struttura capannicola idonea a qualificare l'insieme come un mwawiheroon, la tomba venerata di un eroe o forse più verosimilmente del fondatore della città.
La posizione geografica permetteva al grande centro proto-urbano di dominare tutta la zona sulla riva destra del mwawqTevere, all'incirca dall'odierna mwawuRiano fino alla foce del fiume, dove gli antichi stagni costieri erano stati convertiti nelle principali saline dell'Italia centrale (mwawymwawccampus salinarum). Per tale ragione i mwawgLatini, stanziati sulla sponda sinistra e arroccati sulle alture dei mwawkColli Albani, si riferivano all'altra riva con l'appellativo di mwawolitus Tuscus ("la sponda etrusca")cite-ref-14[14] o di mwaw8ripa Veiens o mwaxaVeientana ("la riva veiente"). Il controllo del territorio era assicurato da un certo numero di villaggi satelliti, cui la tradizione romana fa riferimento attraverso la locuzione mwaxemwaxiseptem pagi ("i sette villaggi"). Il possesso di questi avamposti e della risorsa economica del sale furono all'origine della costante rivalità con mwaxmRoma (le fonti riportano 14 conflitti nell'arco di due secoli); e già nel primo passo in cui la città di Veio viene citata da Tito Livio (in occasione di un conflitto tra i Romani e mwaxqFidene di poco successivo alla fondazione tradizionale di Roma nell'mwaxuVIII secolo a.C.), mwaxyRomolo appare determinato a giungere ad una mwaxcdimicatio ultima, ad una battaglia risolutiva:
(latino)
«Belli Fidenatis contagione inritati Veientium animi et consanguinitate - nam Fidenates quoque Etrusci fuerunt [...] Romanus contra postquam hostem in agris non invenit, dimicationi ultimae instructus intentusque Tiberim transit. Quem postquam castra ponere et ad urbem accessurum Veientes audivere, obviam egressi ut potius acie decernerent quam inclusi de tectis moenibusque dimicarent. Ibi viribus nulla arte adiutis, tantum veterani robore exercitus rex Romanus vicit; persecutusque fusos ad moenia hostes, urbe valida muris ac situ ipso munita abstinuit, agros rediens vastat [...]; eaque clade haud minus quam adversa pugna subacti Veientes pacem petitum oratores Romam mittunt. Agri parte multatis in centum annos indutiae datae.»
(italiano)
«La guerra fidenate finì per propagarsi ai Veienti, spinti dalla consanguineità per la comune appartenenza al popolo etrusco [...] Il re romano dal canto suo, non avendo incontrato il nemico nei campi, esortato e determinato ad ottenere una vittoria decisiva, attraversò il Tevere. Dopo aver saputo che i nemici avevano posto un accampamento e stavano per avvicinarsi alla città, i Veienti andarono loro incontro per condurre lo scontro in campo aperto piuttosto che trovandosi rinchiusi a combattere dai tetti e dalle mura. Qui, senza far ricorso a nessuna strategia, il re romano sbaragliò l'esercito grazie alla grande esperienza dei suoi veterani; inseguiti i nemici allo sbando fino alle mura, evitò di attaccare la città difesa dai possenti bastioni e dalla stessa conformazione del sito e tornando indietro devastò le campagne [...]; piegati da quella devastazione non meno che dalla sconfitta militare, i Veienti mandarono a Roma ambasciatori per chiedere la pace. Persero parte del territorio, ma ottennero una tregua di cento anni.»
(Tito Livio, Ab Urbe condita libri, I, 15)
mwaxoStando alle fonti storiche il successo dell'impresa militare romulea portò all'incorporazione nell'mwaxsmwaxwager Romanus, già nella seconda metà dell'VIII secolo a.C., di parte del territorio veiente, per il quale fu creata una mwax0tribù rustica denominata mwax4Romuliacite-ref-15[15].
Le guerre contro Roma
Tra la fine dell'VIII e la prima metà del VII secolo a.C. i villaggi sul pianoro andarono incontro ad un progressivo incremento demografico: si fanno più nette le differenze sociali tra i vari nuclei familiari (un'aristocrazia affermata fa sfoggio del proprio status attraverso l'adozione di modelli culturali e artistici provenienti dal mwazaVicino Oriente; la tomba a camera, che si diffonde a partire da circa il 700 a.C., diviene espressione del proprio potere economico) e si cementa l'idea di un'unità spaziale del territorio urbano, nel quale le capanne a pianta ovale e circolare cominciano ad essere gradualmente sostituite da capanne a pianta rettangolare e poi, nel corso del VII secolo a.C., dai primi edifici in muratura. Alla metà del VII secolo (regno di mwazeTullo Ostilio) risale, secondo la tradizione romana, un nuovo scontro tra i due popoli, causato ancora una volta dalla situazione dell'etrusca mwaziFidene, entrata oramai sotto il controllo di Roma. Con mwazmAnco Marcio si assiste, dopo la vittoria presso il mwazqmwazucampus salinarumcite-ref-16[16], alla sottrazione ai Veienti della mwazosilva Maesia (un'area boschiva non identificata sulla sponda destra del Tevere). Una nuova guerra si ebbe durante il regno di mwazsServio Tullio (per mwazwDionigi, di mwaz0Tarquinio Prisco) nel VI secolo, ancora una volta favorevole ai Romani. Dopo la cacciata di mwaz4Tarquinio il Superbo (mwaz8509 a.C.), i Veienti alleati del re di mwaaaChiusi mwaaePorsenna attaccarono i Romani presso la mwaaimwaamsilva Arsia ed ebbero la peggio. La guerra riprese nel mwaaq482 a.C. perdurando con vari episodi, stavolta in parte favorevole agli Etruschi, fino al mwaau477 a.C. quando, sulle sponde del fiume mwaayCremera (mwaacBattaglia del Cremera), fu quasi totalmente distrutta la romana mwaaggens Fabia, che pochi anni prima si era stanziata col proprio esercito di mwaakmwaaoclientes in una roccaforte che dominava la vallata. A quel punto i Veienti giunsero a minacciare le stesse mura di Roma ma furono presto ricacciati nel loro territorio. Altri scontri si ebbero negli anni successivi finché, nel mwaas438 a.C., il re di Veio mwaawmwaa0Lars Tolumnius spinse la colonia romana di mwaa4Fidene alla rivolta: nella battaglia che ne seguì (mwaa8Battaglia di Fidene) perse la vita lo stesso sovrano veiente. Nel mwaba435 a.C. l'esercito di Veio si ripresentò davanti alle mura di Roma ma la guerra si concluse con la riconquista romana di Fidene. Pochi anni dopo (mwabe426 a.C.) Fidene si ribellò ancora una volta ai Romani con l'aiuto dei Veienti ma nello scontro successivo (mwabiBattaglia di Fidene) la città fu assalita, saccheggiata e distrutta.
Presa di Veio
Nel mwaby406 a.C., secondo il racconto tradizionale modellato sulle vicende della mwabcGuerra di Troia, Roma, stanca dei continui e logoranti saccheggi delle proprie campagne perpetuati dai Veienti, strinse d'assedio Veio con il proposito di conquistarla, distruggerla e deportarne gli abitanti. Le altre città etrusche rifiutarono di correre in suo aiuto. L'assedio fu assai difficile per i Romani e le continue sortite degli abitanti li costrinsero a mantenere costantemente l'esercito a presidio della città, tanto da trovarsi per la prima volta nella necessità di istituire una retribuzione per i soldati (mwabgstipendium). Dopo 10 anni di assedio, nel mwabk396 a.C., sotto il comando di mwaboMarco Furio Camillo, la città fu definitivamente conquistata e il culto di mwabsGiunone Regina, mwabwdivinità poliadica, fu trasferito dallmwab0'mwab4arx (mwab8acropoli, oggi Piazza d'Armi) di Veio a Roma (mwacaTempio di Giunone Regina sull'Aventino). La tradizione narra che il generale romano abbia risolto la guerra grazie ad un astuto stratagemma: fece scavare un cunicolo sotterraneo per superare la cinta muraria e introdurre i soldati direttamente in città.
In seguito alla conquista da parte di mwaciMarco Furio Camillo Veio venne totalmente saccheggiata, gli abitanti deportati e il territorio (mwacmager Veientanus) fu suddiviso tra i cittadini romani. Negli anni successivi all'mwacqincendio gallico di Roma del 390 a.C., che ridusse gran parte dell'Urbe ad un cumulo di cenere, si aprì un dibattito sulla possibilità di costruire una nuova Roma nel sito dell'antica Veio, fertile e meglio difeso naturalmente. La proposta fu tuttavia rigettata dallo stesso mwacuMarco Furio Camillo.
Veio romana ( Municipium Augustum Veiens )
L'mwackager Veientanus fu oggetto di una intensa colonizzazione a seguito della conquista romana: piccole fattorie repubblicane si diffusero capillarmente sul territorio mentre il pianoro della città rimase presumibilmente quasi del tutto disabitato, ad eccezione di alcuni santuari, durante tutta l'mwacoetà ellenistica. Verso la metà del I secolo a.C. con una mwacslex Iulia mwacwGiulio Cesare assegnò ai suoi veterani parte dei terreni e dedusse sull'altipiano una colonia romana. Il nuovo abitato fu impegnato in uno scontro militare durante la mwac0guerra di Perugia (41-40 a.C.) e fu trasformato in municipio con l'immissione di veterani augustei (mwac4Municipium Augustum Veiens)cite-ref-17[17].
La nuova città romana rimase di limitata estensione, gravitante attorno all'incrocio degli assi viari principali sulla sommità del pianoro. Aveva un piccolo foro dal quale furono asportate le 11 grandi colonne ioniche poi reimpiegate nell'edificazione del portico del mwadoPalazzo Wedekind in Piazza Colonna a Roma, come ricorda l'iscrizione sulla facciata. Furono tratte anche una gran quantità di statue e di iscrizioni integre e frammentarie. Nella gola formata dal Torrente Valchetta, a N di Piazza d'Armi, si individuano i resti di un complesso termale di età augustea o tiberiana (i Bagni della Regina) sorto in corrispondenza di una sorgente di acque termali calde. Un più importante e vasto complesso, con evidenti finalità curative, è stato messo in luce in località Campetti. In vari tratti si conservano porzioni di mwadsbasolato delle antiche vie romane. Piccole necropoli ad incinerazione del periodo romano e resti di alcuni mausolei sono attestati rispettivamente all'esterno dell'antica porta N-E e nei pressi di Isola Farnese. Non è certo che la città fosse servita da un acquedotto: l'mwadwaqua Traiana transitava comunque poco distante e presso Isola Farnese furono rinvenute tre mwad0fistulae (tubi) plumbee con l'indicazione mwad4[rei]public(ae) Veientanorum (CIL XI, 3817; 3818). I cittadini del municipio erano registrati nella mwad8tribù Tromentina. L'ultima testimonianza epigrafica riferibile alla città romana è datata al periodo compreso tra il 293 e 305 d.C., quando il senato locale dedicò una statua a mwaeaCostanzo Cloro (CIL XI, 3796). Il centro abitato risulta ancora presente sulla mwaeeTabula Peutingeriana con il nome di mwaeiVeios, 6 miglia oltre la località mwaemad Sextum (oggi mwaeqTomba di Nerone sulla mwaeuvia Cassia) provenendo da Roma e a 9 miglia di distanza da mwaeymwaecad Vacanas (Baccano).
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Note
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cite-note-88. ↑ mwakwmwak0mwak4Nella città etrusca di Veio mappato per la prima volta il sistema sotterraneo di gallerie e cunicoli, su mwak8Touring Club Italiano, 18 novembre 2025. mwalaURL consultato il 3 marzo 2026.
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cite-note-1212. ↑ mwamgAndrea Babbi, mwamkmwamoThe Protohistoric Settlement of The Isola Farnese. Comments Regarding the Late Bronze Age in the Veio District, su mwamsacademia.edu.
cite-note-1313. ↑ Si noti che la mwam8cultura laziale, espressione del popolo indoeuropeo dei mwanaLatini, è archeologicamente attestata nell'adiacente mwaneLatium vetus proprio a partire dal X secolo a.C.
cite-note-1414. ↑ mwanumwanyServio Mario Onorato, mwancAd Aeneidem, XI, 598.
cite-note-1515. ↑ Paul. Fest. 331 L.: mwansRomulia tribus dicta, quod ex eo agro censebantur, quem Romulus ceperat ex Veientibus.
cite-note-1717. ↑ mwaouPaolo Liverani, mwaoyMunicipium Augustum Veiens. Veio in età imperiale attraverso gli scavi Giorgi (1811-1813), Roma, 1987.
Bibliografia
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Voci correlate
• mwapiBattaglia del Cremera
• mwapqCaduta di Veio
• mwapyCiviltà etrusca
• mwapgFidene
• mwapoFormello
• mwapwMarco Furio Camillo
• mwap4Apollo di Veio
• mwaqaPoggio Sommavilla
• mwaqiValle del Tevere
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Collegamenti esterni
• Sito ufficiale, su beniculturali.it.
• citereftreccani-it-veioVeio, su Treccani.it – Enciclopedie on line, Istituto dell'Enciclopedia Italiana.
• citereftreccani-it-2004Maria Paola Baglione, L'Italia preromana. I siti etruschi: Veio, su Treccani.it – Enciclopedie on line, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 2004.
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• mwaqsParco regionale di Veio sito istituzionale
• mwaq0Pagina dedicata a Veio nel sito della Soprintendenza Archeologica dell'Etruria Meridionale, su etruriameridionale.beniculturali.it. URL consultato il 15 agosto 2014 (archiviato dall'url originale il 19 agosto 2014).
• mwaq8Veio, la città e la storia, su lcnet.it. URL consultato il 23 febbraio 2007 (archiviato dall'url originale il 2 marzo 2007).
• mwarel'Apollo di Veio, su apollodiveio.it. URL consultato il 23 febbraio 2007 (archiviato dall'url originale il 28 settembre 2007).